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mercoledì 13 agosto 2008

Guatemala: I Contadini scendono in piazza


Il Coordinamento Nazionale Indigeno e Contadino (Conic) è sceso in piazza il 5 agosto, per protestare contro l'alto costo del paniere base e contro l'installazione di industrie minerarie nei territori indigeni. Tra i temi che il Coordinamento metterà in discussione c'è il sostegno alle misure governative che riguardano l'offerta di credito ed i sussidi alle 31.951 famiglie di piccoli produttori di grano, membri della Conic. ""Questo appoggio è urgente per poter affrontare la crisi alimentare e far smettere l'aumento dei prezzi alimentari". La Conic si schiera anche per la difesa del territorio e contro l'installazione delle imprese minerarie. "E' un grido generalizzato della popolazione maya e contadina, perché stanno consegnando le nostre risorse naturali alle imprese nazionali ed internazionali, in cambio di favori che non contribuiscono alla sviluppo del paese, ma alla distruzione delle foreste, montagne, acque e sfollamento delle nostre comunità". Esiste la necessità di definire modelli di sviluppo che diano beneficio alla popolazione e non solo ad un gruppo specifico. "Non possiamo permettere che ci uccidano di fame e che continuino a violare il nostro diritto alla vita. Basta con gli inganni e le bugie del governo". A luglio i prezzi alimentari sono continuati a crescere in Guatemala. Solo il formaggio e le uova hanno registrato un abbassamento dei prezzi, mentre le patate, le banane, la cipolla ed il latte hanno registrato innalzamenti. Secondo i dati dell'Istituto Nazionale di Statistica (INE), il paniere base vitale-che include anche salute, abitazioni ed educazione tra gli altri- è aumentato da Q 3.320 a maggio a Q 3.422, a giugno.Da giugno 2007 a giugno 2008, c'è stato un incremento di Q 634 nel paniere basico vitale. In accordo con l'INE, il paniere base degli alimenti costa attualmente Q 1.683 al mese per una famiglia di cinque membri, mentre il salario minimo vigente nel paese è di Q 1.660 per un contadino, e di Q 1.686 per i lavoratori non agricoli.

martedì 22 luglio 2008

Piogge e alluvioni hanno provocato 60 vittime e migliaia di senza tetto

Almeno ventuno persone sono morte e altre risultano disperse dopo gli smottamenti che si sono verificati ieri in due comunità dell'est del Guatemala, per le forti piogge che continuano da giugno in tutto il Paese. A El Campanario, nel comune di La Unión Zacapa, è franata una collina su un gruppo di case, dove sono rimaste uccise 12 persone tra cui 9 bambini, e nove morti sono stati contati nel villaggio vicino di Lancopoy. La Unión Zacapa, un paese di 25mila abitanti, tra i più poveri del Paese risulta isolato per il crollo di ponti e l'imparticabilità delle strade. Hugo Arvizù, del Coordinamento nazionale per la riduzione dei disastri, ha riferito che nelle ultime 24 ore le intense precipitazioni hanno fatto straripare i fiumi, isolando 16 centri abitati. Si calcola per ora che le vittime del maltempo siano almeno 60, una decina i dispersi e migliaia i senza tetto.

venerdì 4 luglio 2008

Borse 'solidali' per le famiglie più povere


Per far fronte alla forte crisi alimentare, dovuta all' eccessivo aumento del prezzo dei cereali promosso dal presidente Alvaro Colom, le famiglie più povere di Città del Guatemala riceveranno le 'Bolsas solidarias'. Il presidente e sua moglie hanno dato il via alla distribuzione delle 'borse solidali' nella periferia nord della capitale. Ogni famiglia potrà beneficiare di cinque chili di fagioli, di riso, due chili e mezzo di farina di mais e di un preparato ad alto valore nutrizionale e due litri di olio vegetale. "Questo programma è una priorità, anche se abbiamo impiegato tempo a prepararlo, ma è solo l'inizio" ha detto Colom sottolineando che sono misure "assolutamente gratuite". Inoltre sarà disponibile un numero telefonico speciale per i cittadini qualora ci fossero anomalie nella consegna degli alimenti.

lunedì 30 giugno 2008

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La protesta di San Juan Sacatepéquez


Dodici comunità rurali vicino a Città del Guatemala si oppongono alla costruzione di un cementificio che, con la promessa dello «sviluppo», minaccia di distruggere i villaggi. Il governo risponde con lo stato d'emergenza e con decine di arresti.


Nuovi scontri nella comunità di San Juan Sacatepéquez, vicino alla capitale del Guatemala, dove la popolazione vive da mesi una situazione di controllo e repressione da parte delle forze dell’ordine. Da oltre un anno la notizia della decisione di stabilire qui una industria di cemento ha causato una escalation di violenza contro le dodici comunità interessate dal progetto, che si oppongono alla sua realizzazione. La produzione di cemento è un’attività altamente inquinante, che produce considerevoli quantità di residui di lavorazione e mette a rischio le falde acquifere e i terreni circostanti. Il progetto per la costruzione della fabbrica è stato presentato dalla Cementos Progreso, di proprietà della famiglia Novella, tra le più influenti della zona. Le comunità di San Juan Sacatepèquez hanno manifestato la loro opposizione al progetto già in occasione della consultazione comunitaria realizzata nel maggio del 2007 e conclusasi con lo schiacciante risultato di 8,936 voti contrari e 4 a favore. Il diritto alla consultazione preventiva delle comunità, e soprattutto al rispetto dei risultati dei referendum, è sancita dalla Convenzione 169 dell’Organizzazione internazionale del lavoro e anche nell’attuale Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei Popoli indigeni, recepita e ratificata dal governo del Guatemala. Nonostante l’esito del plebiscito, le negoziazioni per l’avvio del progetto e gli studi preparatori non si sono interrotti. Contro il mancato rispetto della decisione popolare, le comunità hanno continuato ad organizzare l’opposizione a quella che vivono ormai come una vera e propria prevaricazione. Il 21 giugno scorso, senza preavviso e senza alcun dialogo con gli abitanti, i macchinari della Cementos Progreso hanno fatto il loro ingresso in dieci delle comunità interessate, provocando la reazione dei cittadini e causando un clima di aspra tensione. Secondo il governo: «Non si può permettere che la maggioranza del popolo di San Juan Sacatepéquez rinunci ad una occasione di sviluppo a causa della manipolazione di una piccola minoranza». In realtà, come dimostrato dal voto popolare del maggio scorso, delle 12 comunità che vivono attorno al rione San Josè Ocaña, non una è d’accordo con la costruzione dell’impianto. L’unica grande pressione in tal senso è esercitata dai potenti interessi economici della famiglia che è dietro al progetto. Per risolvere in maniera coercitiva la questione, il governo ha dichiarato lo «stato di allerta preventivo», favorendo il ricorso a metodi repressivi e violenti da parte delle forze armate di fronte alle proteste legittime e pacifiche della popolazione. In vigore dal 22 di giugno scorso, questa misura ha portato sino ad ora alla detenzione di oltre 40 persone e all’uccisione di un membro delle comunità. Secondo i portavoce delle comunità «questo ricorso alla violenza è inaccettabile e configura una evidente violazione non solo dei diritti di cui siamo titolari come comunità indigene e rurali, ma anche dei più elementari diritti umani». «La difesa della terra e del territorio–aggiungono–è per noi abitanti di San Juan Sacatepequez, una lotta in difesa della stessa vita, della sicurezza dei nostri figli e della società in generale. Siamo consapevoli che se l’industria del cemento sarà costruita non ne andrà solo dell’ecosistema della zona, ma anche della salute dei suoi abitanti e del futuro delle nostre comunità». Per queste ragioni, le comunità hanno chiesto l’interruzione dello stato di allerta e il rispetto dei risultati della consultazione dell’anno scorso e hanno annunciato nuove mobilitazioni per i prossimi giorni, chiedendo alle organizzazioni in difesa dei diritti umani e alla comunità internazionale di intervenire per garantire il loro diritto all’autodeterminazione.